Il contesto

Continuiamo ad occuparci del voto del 4 marzo e delle sue ragioni. Quali le condizioni storiche in cui esso si è svolto?

Il primo, macroscopico dato da considerare è la globalizzazione dell’economia. Essa ha comportato e sta comportando storture sociali ed esproprio del potere decisionale della sovranità popolare, ma anche benefici, come lo spostamento di parte delle ricchezze su scala mondiale, con una più equa distribuzione tra le varie aree geografiche del pianeta. Alcuni dati.

Negli ultimi trent’anni – lasso di tempo arrotondato per approssimazione – il tasso di povertà globale è passato dal 55% al 21%, più che dimezzato. Il Pil procapite globale è passato dai 4.200,00 $  a 8.100,00 $, raddoppiato. L’aspettativa di vita alla nascita è passata dai 50 anni ai 71. Le donne elette nei vari parlamenti e/o istituzioni da circa 3 milioni che erano tret’anni fa sono ora più di 12 milioni. I Paesi che godono di istituzioni democratiche, secondo la Freedom House, sono ormai 145 su 198, trent’anni fa erano 40. Per non dire delle connessioni internet e di altri indicatori sociali ed ambientali che qui non c’è spazio per enumerare.

Parrebbe perciò che il mondo stia andando alla grande, però … Atteso che il pianeta non può essere sfruttato oltre i propri limiti – limiti che abbiamo già superato abbondantemente negli ultimi decenni – se la gran parte dei paesi del mondo migliora, vuol dire che altri paesi cedono parte delle loro ricchezze; cosa che sta succedendo all’Occidente.

Quanto alle diseguaglianze sociali, fatta la popolazione mondiale pari a 100, i più poveri sono 70, 20 appartengono ai ceti medi ed 10 costituiscono la parte più ricca. Nell’ultimo trentennio il 70%  più povero del pianeta ha migliorato i suoi redditi tra il 40 e l’80%, a seconda del paese. La parte più ricca si è arricchita ancora di più, fino al 60% di arricchimento. Del 20% costituito dai ceti medi la metà ha migliorato un pochino le sue condizioni, l’altra metà le ha viste peggiorare. Il 10% della popolazione mondiale sono circa settecento milioni di persone, la cui gran parte vive negli U.S.A. e nell’Europa Occidentale. Effetto collaterale del loro impoverimento relativo è stato il blocco della mobilità sociale verso l’alto, cioè la perdita di speranza in un futuro migliore, per sé e per i propri figli.

Questo è il primo dato dello scenario globale da considerare.

Il secondo dato è la digitalizzazione dell’economia e della comunicazione intersoggettiva. Essa, escludendo dalla gestione reale del potere la gran parte del popolo – di fatto analfabeta digitale, mi ci metto a pieno titolo anche io in questo popolo analfabeta digitale – riducendola a semplice consumatrice e costringendola alla mera fruizione di dati e messaggi provenienti dai luoghi reconditi ed oscuri del potere, ha generato tra la gente un sentimento diffuso di spoliazione della propria sovranità.

Un terzo elemento è il superamento della novecentesca contrapposizione lavoro-capitale, sostituita dalla dialettica popolo V/s élite. Ed il “popolo”, sentendosi escluso dall’establishment che conta e privo di un’identità di classe, esprime risentimento, rancore, sete di sangue delle élite, pur stentando a darsi un’idea compiuta di società alternativa.

Infine una considerazione geo-politica. La seconda guerra mondiale si era chiusa con la spartenza della vecchia Europa tra U.S.A e U.R.S.S. Un po’ alla volta però, passo dopo passo, la vecchia Europa si è riaggregata intorno all’Unione Europea, tanto da dare oggi più di un fastidio sui mercati al colosso americano e da strappare all’egemonia russa buona parte dell’Europa al di qua degli Urali. I due colossi stanno perciò reagendo ed oggi ci troviamo di fronte ad una palese conventio tra U.S.A. e Russia volta ad eliminare l’incomodo europeo, attraverso strategie divisive nell’U.E.

L’Italia non è estrinseca a questo mondo. Nel bene e nel male. Considerando solo gli ultimi dieci anni la speranza di vita di un neo nato italiano è passata dai 77-83 anni (maschio-femmina) di dieci anni fa agli 81-85 oggi. Il Pil procapite è cresciuto da 25.860,00$ annui a 30.507,00. Anche i dati ambientali sono notevolmente migliorati, così come quelli dell’occupazione nell’ultimo quinquennio. L’Indice dello Sviluppo Umano (I.S.U.), che considera in sintesi la sanità, l’istruzione, la libertà, l’ambiente, etc …, vede il nostro Paese stabilmente tra i primi trenta del mondo.

Eppure la stragrande maggioranza degli elettori ha manifestato insoddisfazione ed ha votato per il cambiamento. Ne parleremo alla prossima puntata.

3 commenti

  1. E…le piramidi? Direbbe il grande Totò…E le disuguaglianze,le “pari” opportunità x i giovani di costruire un futuro,e una per tutte l’arroganza e l’occupazione di potere della “casta” politica…credo che questi piccolissimi esempi possano “giustificare” la voglia di urlare …jatvenn !!!!

    1. Grosso modo credo di aver considerato questa opinione. Grazie per il commento

    2. Sono appunto le nuove diseguaglianze di cui ho parlato nelle note successive a questa. Grazie per l’attenzione

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